Archivio mensile:luglio 2009

Stumbling on Happiness: recensione

Ho letto “Stumbling on Happiness” di Dan Gilbert, psicologo di Harvard.
Dan parte dalla mente umana per arrivare a delle umili conclusioni su cosa sia utile per raggiungere la felicità.

Eccovi una mia completa recensione dei concetti affrontati nel libro.

=====
Parte I: prospezione

L’uomo è l’unico animale in grado di considerare il futuro, grazie ai lobi frontali, frutto dell’ultima parte della nostra evoluzione biologica da homo abilis a homo sapiens. Infatti la lobotomia frontale (rimozione dei lobi), praticata dagli inizi del 1930 dal medico portoghese Antonio Egas Moniz, poi premio Nobel, aveva l’effetto di calmare gli esseri umani.

Il professore di Harvard Ram Dass, autore di “Be here now” nel 1971, suggerisce che la meditazione e il non pensare al futuro sia l’essenza della felicità.
Pensare al futuro può però essere fonte di piacere.
Tuttavia, quando è facile per noi immaginare un evento, sovrastimiamo la possibilità che quell’evento accada.
Siamo perciò irrealisticamente ottimisti sul futuro.
Inoltre, anticipare eventi spiacevoli aiuta a minimizzarne l’impatto.

Il nostro cervello vuole controllare le esperienze che ci accingiamo a fare, per questo simula il futuro. I depressi cronici sono invece immuni a questa illusione di controllo sul futuro.
Il modo in cui noi immaginiamo il futuro, tuttavia, è sbagliato. La vista, l’introspezione, e la previsione sonospiegati dagli stessi principi di psicologia umana.

=====
Parte II: soggettività

La felicità è soggettiva, e non è facile misurarla. A differenza di quanto potremmo immaginare, i gemelli congiunti non desiderano quasi mai di essere separati, nonostante ciò comporti delle enormi difficoltà nella vita quotidiana.

Esistono tre tipi di felicità:

1) Emozionale: sentire, sperimentare, vivere uno stato soggettivo. Non è facile descriverla. Come diceva Frank Zappa: “scrivere di musica è come danzare di architettura”. Lo scopo della vita umana è cercare la felicità.
John Stuart Mill: “meglio essere un umano insoddisfatto che un maiale soddisfatto”. Perciò, la felicità emozionale non può essere sufficiente.

2) felicità morale, quella che i greci chiamavano “eudemonismo”, il fiorire della vita umana, una vita virtuosa ben vissuta. Se la felicità emozionale si riferisce alle sensazioni, quella morale/virtuosa si riferisce ad azioni che possono causare quelle sensazioni.

3) Felicità “judgmental” (che io traduco con “giudiziale”): approviamo come la vita sta procedendo, giudichiamo una esperienza.

Siccome la memoria è poco affidabile, non è facile comparare diversi tipi di felicità.

Esistono inoltre due tipi di ipotesi sulla “misura” della felicità:
Ipotesi “Language-squishing” (sciocchezza di linguaggio) : differenti scale di felicità per persone differenti.
Ipotesi “Experience-stretching” (diverse scale di esperienza) : persone differenti provano sensazioni differenti riguardo ad un qualcosa che, a loro detta, le rende felici allo stesso modo.

=====
Parte III: realismo

Usiamo gli occhi per guardare nello spazio, e l’immaginazione per guardare nel tempo. L’immaginazione è ingannevole, ma non siamo sufficientemente scettici al riguardo. Le persone possono infatti sbagliarsi su ciò che provano.
Per esempio, quando siamo impauriti produciamo ormoni che possono farci credere di provare attrazione sessuale.

Ci sono errori nel modo in cui intuitivamente capiamo noi stessi.

Siccome la felicità può solo essere misurata soggettivamente, possiamo usare la legge dei grandi numeri per correggere tale misura e renderla un dato usabile.

Perchè, però, falliamo così spesso nell’immaginare cosa ci renderà felici in futuro?
Perchè riempiamo ciò che manca nella percezione con la nostra immaginazione (come col “punto cieco” per la vista).

Abbiamo una grande inabilità nel pensare alle assenze, e quindi creiamo delle correlazioni causa-effetto che sono sbagliate.
Quando selezioniamo, consideriamo attributi positivi delle nostre alternative.
Quando rifiutiamo, consideriamo attributi negativi delle nostre alternative.

Sottovalutiamo la felicità delle persone con malattie croniche o disabilità.

Quando pensiamo ad eventi nel passato o futuro remoti, ci chiediamo “perchè” sono accaduti o accadranno; quando pensiamo ad eventi nel passato o futuro prossimi, ci chiediamo “come” sono accaduti o accadranno.
Per tale motivo, valutiamo il futuro prossimo e quello remoto con un metro diverso.
E’ il motivo per cui ci impegniamo in qualcosa per poi pentircene quando il momento arriva.

=====
Parte IV: presentismo

I prodotti dell’immaginazione sono spesso simili al presente attuale.
Le esperienze attuali influenzano la propria visione del passato e del futuro.

Usiamo la corteccia visuale per immaginare oggetti, ma il cervello dà priorità agli oggetti reali.

E’ per questo che ci è difficile immaginare affetto quando proviamo rabbia. Quando siamo sazi, ci è difficile immaginarci affamati.

Possiamo distinguere tra “visione” (esperienza visuale derivata dalla realtà) e “immagine mentale”; ma non possiamo fare lo stesso con l’esperienza emozionale, “feeling” e “pre-feeling”.

Per esempio, quando chiedi alle persone quanto sono soddisfatte della loro vita, quelle che stanno sperimentando bel tempo rispondono con punteggi più alti. Ciò che proviamo immaginando il futuro è spesso la risposta a ciò che sta accadendo nel presente.

Le cose meravigliose lo sono la prima volta, poi il loro effetto svanisce con la ripetizione.
Quando gli episodi sono sufficientemente separati nel tempo, la varietà è non necessaria, anzi a volte costosa.
Dato che il tempo è difficile da immaginare, lo immaginiamo come una dimensione spaziale.

Il punto di partenza ha spesso un grande impatto sul punto di arrivo.

Dato che usiamo le sensazioni attuali come punto di partenza per predire le nostre sensazioni future, ci aspettiamo che il futuro siamo molto simile al presente.
Il cervello è sensibile a grandezze di stimolo “relativo”. Ciò spesso confonde gli economisti.

Facciamo errori quando confrontiamo qualcosa col passato, invece che col possibile. Siamo facilmente ingannati da comparazioni fianco a fianco. Molti di noi rifiutano una scommessa che nell’85% dei casi raddoppia, e nel 15% ci fa perdere tutto.

Gli storici usano la parola “presentismo” per indicare la tendenza a giudicare figure storiche usando standard contemporanei.

=====
Parte V: Razionalizzazione

L’immaginazione ha difficoltà nel dirci cosa penseremo del futuro quando lo vivremo.
Molte persone sostengono che eventi devastanti hanno un effetto positivo sulle loro vite ed esperienze.
Infatti, eventi negativi ci influenzano meno di quanto ci aspettiamo.

Stimoli oggettivi nel mondo creano stimoli soggettivi nella mente, ed è a questi ultimi che reagiamo.
Disambiguiamo gli stimoli in base a frequenza, contesto e a quanto sia recente l’evento.

Apprezziamo di più una esperienza quando iniziamo a viverla, ma solo quando la visione positiva che noi creiamo è “credibile”.

Il nostro sistema immunitario psicologico ci defende dal dolore. Modifichiamo i fatti. Ci circondiamo di persone come noi, persone a cui noi siamo graditi.

Siamo immuni alla realtà: inconsciamente modifichiamo i fatti e creiamo visioni positive. Se lo facciamo consciamente, invece, otteniamo il risultato opposto.

Se veniamo rifiutati da qualcuno, molto di noi riescono a superare l’evento velocemente se si tratta di una persona singola. Se invece veniamo rifiutati da un gruppo di persone, è più difficile, perchè la visione positiva che creiamo è meno credibile.

Le persone si sentono peggio quando una tragedia è causata da una persona, perchè possono scaricare la responsabilità su di essa; intuitivamente, però, crediamo che sia meglio quando una tragedia è causata dalla natura o dal caso.

Le persone rimpiangono più l’inazione che l’azione, perchè il cervello trova più difficile creare visioni positive e credibili per inazioni.

Il sistema immunitario psicologico ha un livello di reazione, al di sotto del quale non risponde. Perciò, una esperienza poco negativa può essere peggiore di una esperienza molto negativa, perchè nel secondo caso il sistema immunitario reagisce.

Quando non possiamo cambiare l’esperienza di fronte a cose irrevocabili (quando ad esempio riguardano un nostro fratello), cambiamo il modo in cui vediamo l’esperienza.

Molti di noi pagherebbero un extra oggi per la possibilità di cambiare idea domani; ci sono benefici, ma spesso sottovalutiamo i costi di tale libertà.

Una spiegazione ci permette di identificare particolari aspetti di una circostanza come la causa dell’esperienza, e dimenticare altri aspetti irrilevanti. Le spiegazioni migliorano l’impatto di eventi negativi, ad esempio scrivendo di una morte o di un trauma, ma migliorano anche eventi positivi. Eventi inspiegati amplificano il loro impatto emozionale: sembrano rari ed inusuali, e continuiamo a pensarli.

=====
Parte VI: Correggibilità

Le illusioni della previsione non sono facilmente rimediate dalla propria pratica, o da quella che ereditiamo dagli altri. Esiste un semplice rimedio che però difficilmente accettiamo. Vediamo i dettagli.

Cerchiamo di ripetere le esperienze positive, e evitare quelle negative, ma il modo in cui ricordiamo una esperienza è una illusione del cervello. Il passato è male interpretato, e quindi male immaginiamo il futuro.

Esperienze infrequenti o inusuali sono spesso le più memorabili, e questo fatto ci fa predire il futuro in maniera sbagliata. La nostra impressione è inoltre fortemente influenzata dal finale. Il modo in cui qualcosa finisce è più importante della somma totale del piacere che ne abbiamo ricavato. Almeno finchè non ci pensiamo.

La cultura Asiatica non enfatizza l’importanza della felicità personale come quella Europea, e come risultato gli asiatici-americani pensano di essere meno felici degli europei-americani. Invece, sono in media leggermente più felici.

Ci ricordiamo di provare sensazioni nel modo in cui crediamo avremmo dovuto. Questo errore di retrospezione ci impedisce di scoprire i nostri errori di prospezione. Sovrastimiamo quanto saremo felici il giorno del nostro compleanno, e sottostimiamo quanto saremo felici il lunedì mattina.

Quindi la nostra esperienza personale non ci aiuta.

E che dire di quella degli altri?

Dove vivere, dove lavorare, chi sposare sono cose importanti, eppure l’americano medio cambia residenza sei volte, lavoro dieci volte, e si sposa più di una volta. Sembra quindi che anche le esperienze degli altri non servano a granchè.

Una convinzione viene trasmessa da una mente all’altra quando promuove la propria “ragione di trasmissione”, perchè sarà rappresentata da una porzione sempre maggiore di persone.

Parte della nostra saggezza collettiva sulla felicità sembra essere esattamente una falsa convinzione, che però riesce a auto-replicarsi efficacemente.

Pensiamo alla utilità marginale del denaro, e di come diminuisca gradualmente: un povero è poco felice, una persona con un reddito medio è moderatamente felice, una persona ricchissima è di poco più felice, nonostante l’enorme differenza in denaro posseduto.

Adam Smith credeva che le persone vogliono solo una cosa, la felicità, e quindi le economie possono prosperare solo sele persone credono che i soldi possano renderle felici. I soldi non rendono felici, ma servono il bisogno di una economia e di una società stabile, che propagano la convinzione errata sulla felicità e il denaro.

I figli rendono felici? Le coppie iniziano generalmente felici, poi hanno un declino, toccano il fondo quando i propri figli sono adolescenti, e poi tornano ai livelli iniziali di felicità. “I figli portano felicità” è un super replicatore, una convinzione che si auto-replica.

L’unico modo di imparare la felicità per una esperienza specifica (avere figli, lavorare in una certa località) è chiedendo alle persone che stanno avendo quella esperienza in questo preciso momento.
Il modo migliore per predire le nostre sensazioni future è guardare cosa provano gli altri oggi.

Pensiamo a noi stessi come speciali e unici, e ci crediamo migliori della media, non possiamo quindi apprezzare le similarità con altre persone, e cercare il loro consiglio.
Rifiutiamo di usare gli altri come surrogato per prendere decisioni.
Spesso rifiutiamo le lezioni dell’esperienza emozionale degli altri.

=====
Parte VII: prologo

Daniel Bernoulli sosteneva di avere la risposta alla felicità: la saggezza di ogni decisione può essere calcolata moltiplicando la probabilità con l’utilità che porta. Per utilità, intendeva il piacere, creando una distinzione con la semplice misura economica.
Il valore di utilità di un dollaro è variabile.

Le persone apprezzano le cose di più una volta che ne entrano in possesso.
Apprezzano di più le cose imminenti che non le cose distanti.
Sono ferite di più da piccole perdite che non da perdite enormi.
Il dolore causato dalla perdita di qualcosa è di solito maggiore del piacere nel guadagnare la stessa cosa.
Perciò, convertire denaro in utilità non è affatto semplice.

Non esiste una formula semplice per trovare la felicità.

=====
=====

Lettura molto interessante. Voi che ne pensate?

Grok n.02: chiariamoci le idee

Cari grok-volontari,
grazie per i vostri preziosi minuti.
Siamo arrivati a quota sedici “grok-volontari”. Bene!

Aver iniziato già a scrivere mi ha permesso di raccogliere dei commenti interessanti, e di capire bene cosa fosse importante chiarire prima di procedere.

Per iniziare, Grok è soprattutto un libro sulla felicità, e prende liberamente spunto dalle mie recenti esperienze di mille viaggi, mille incontri, e mille punti di vista diversi.
Grok è anche un esperimento: credo che sia importante avere “intorno” alcune persone che mi seguano in questa mia piccola avventura. Per due motivi: è uno stimolo per andare avanti, per dedicare il tempo necessario a procedere; e infine perchè senza dei “compagni di viaggio” si rischia di arenarsi, o di prendere una strada che non conduce a nulla.

Questa settimana è stata fittissima di impegni e si è conclusa con un bellissimo weekend a Vancouver, e una domenica pomeriggio con alcuni cari amici e un BBQ. Io, che per il momento sono vegetariano, mi sono portato un po’ di verdure e frutta da casa e mi sono divertito lo stesso.
Per i più curiosi, sto seguendo grossa parte del regime alimentare del Dottor Dean Ornish:
http://www.pmri.org/spectrum/

Ho speso alcune ore a leggere “Stumbling on Happiness”, un libro che parla di felicità. Visto che mi sta dando molti spunti, ho deciso che questa settimana non mi sentivo pronto per scrivere.
http://www.randomhouse.com/kvpa/gilbert/index.html

Ho notato che Enzo si è prodigato nel fornire suggerimenti sulla “introduzione” di Grok. Grazie, Enzo; è un modo comodissimo e utilissimo.
Li valuto e ti rispondo aggiornando la discussione.
http://www.brunozzi.it/wiki/index.php?title=Capitolo_00&curid=6&diff=47&oldid=37

Per finire, visto che vi ho già “usurpato” almeno tre minuti, vi chiedo nei restanti 12 di scrivermi una email e dirmi: cosa è la felicità, secondo voi?
Pensateci due minuti buoni, e poi fatemi sapere.

Questa mia seconda email è anche diventata un post, che potete trovare qui, e commentare:
http://www.brunozzi.it/2009/07/13/grok-n-02-chiariamoci-le-idee/

Grazie, un abbraccio, e a risentirci tra qualche giorno.

James Caviezel

Ieri ero allo stadio Safeco Field di Seattle, durante una partita di Baseball, seduto vicino all’attore James Caviezel, che tra l’altro aveva pure una Jersey col suo cognome. James è cresciuto nello stato di Washington (che non c’entra niente con la capitale, Washington), e immagino viva ancora da queste parti.

caviezel

Me lo ricordo bene nel film “La sottile linea rossa”, e so che ha recitato nella “Passione di Cristo” di Mel Gibson, che non ho visto.

Stamattina l’ho “wikipediato” (cercato su wikipedia), e ho scoperto alcune cose poco ovvie: James ha adottato due bambini in due momenti diversi, entrambi con un tumore al cervello, poi operati e ora in salute (li ho visti proprio ieri).
E’ una persona molto credente, e si è distinto nella sua vita cinematografica per questi suoi tratti.
Lodevole.

America

America the Beautiful, cantava Ray Charles…

Eccomi qui, di nuovo in America per tre settimane. Due di lavoro, una di ferie in California.
Che dire?

Come al solito ho mille pensieri e idee per la testa… Quella che mi viene in mente ora è questa: gli americani, anche i più in gamba, anche quelli che viaggiano tanto, tendono a vedere il mondo sempre attraverso l’America. Tendono ad immaginare che tutto il mondo sia fatto come l’America, il che ovviamente non è vero.

Però, attenzione: l’America ha un fascino tutto suo. Grandi contrasti, grandi contraddizioni, ma anche l’unico posto al mondo in cui certe cose succedono.
Un posto in cui un diciannovenne si inventa una roba che sei anni dopo vale miliardi di dollari.
O in cui l’uomo più ricco del mondo decide di donare una grossa fetta del suo patrimonio ad una fondazione, e il terzo più ricco del mondo lo segue a ruota.

Ecco, questo mi piace, dell’America. Che tutto è possibile. Che non ci sono limiti, soprattutto mentali.
Poi, purtroppo, è un posto in cui i poveri sono poverissimi, la gente è workaholic e non sa godersi la vita come un europeo… Ma è anche gente che impara in fretta, con umiltà e calvinismo.

Sarò banale… Se potete, ogni tanto, fateci un salto. Non fa male.

15 minuti a settimana per Grok: siamo già a quota 10!

Siamo già a quota 10, il numero di persone che per il momento si sono dichiarate disposte a dedicarmi 15 minuti a settimana per Grok, il mio nuovo libro. Li possiamo chiamare Grok-Volontari.

Se vuoi aiutarmi anche tu, basta un commento a questo post e/o una email (simone p.u.n.t.o brunozzi at gmail d0t com).

Ecco il testo della prima email a loro inviata oggi:

Ciao a tutti,
vi sto scrivendo perchè avete deciso di dedicarmi 15 minuti a settimana.
Intanto, grazie.
E’ un vero onore per me. Immaginatevi un mio inchino :)

Prima che il panico prenda il sopravvento, vi tranquillizzo:
– potete “smettere” quando volete;
– potete “saltare” quando non potete, o non ne avete voglia, e riprendere più avanti.
– potete, anzi dovete, essere critici e diretti: se qualcosa non vi piace, se sto sbagliando, se vi sto annoiando… ditelo (coi fiori).
– già che ci siamo, se vi piace ciò che scrivo, o quello che faccio… ditelo. Fa bene alla salute :)
– visto che siete bravi, questa volta di minuti ve ne prendo soltanto 10. 3 per leggere questa email, 7 per leggere il resto.

Grok n.01: i primi passi di Grok

1. Ho sistemato un po’ meglio il mio blog, visto che alcuni dei “lettori occasionali” passeranno da lì.
2. Ho aggiornato alcune cose nel wiki, che sarà lo strumento principale di condivisione del libro, durante la stesura. Mancano ancora dei dettagli. Verranno a breve.
3. Ho steso l’introduzione. Ci sono alcune parti che mi sembrano migliorabili, ma ho pensato di lasciarla in pasto a voi. Vi chiedo di leggerla.
Dovrebbero essere necessari 7-8 minuti al massimo. http://brunozzi.it/wiki/index.php?title=Capitolo_00

4. Se vi fa piacere, e se avete tempo, scrivetemi due righe di commento per email. Se preferite, potete usare il wiki stesso.
5. Se avete ancora più tempo, ditemi per email cosa vorreste nel primo capitolo.
Io sto pensando ad un capitolo intitolato “tutto quello che so è sbagliato”, per spiegare cosa NON sappiamo della felicità. Il secondo capitolo dovrebbe essere una sorta di mini presentazione del sottoscritto, e di altre cose. Che ve ne pare?

Per questa settimana è tutto.

Grazie di nuovo. Sono emozionato, sento che è l’inizio di qualcosa di stupendo :)

Un abbraccio,

Simone

Grok: introduzione

E’ online l’introduzione di Grok.
Commenti e suggerimenti ben accetti :)

Ecco come inizia:


Quanto sei felice?

Concentrati per un attimo sulla tua vita; chiudi gli occhi. Amici, amore, salute, famiglia, reddito, lavoro, soddisfazioni, vacanze, il posto in cui vivi. Fatto? Bene. Te lo chiedo di nuovo: quanto sei felice? Non intendo limitarmi a questo preciso istante, ma semmai a questo periodo della tua vita. Prova a darti un voto: quanto, da zero a dieci? Scommetto tra tre e sette, come la maggior parte di noi.

Quante volte al giorno ti fai questa domanda? Poche, forse quasi mai. Quante volte hai desiderato essere più felice? Spesso. Quante volte ti sei sentito impotente, senza controllo sulla tua felicità? Esiste, il controllo? O siamo semplicemente in balìa del destino?

Io credo che il controllo esista, e che questo voto lo possiamo migliorare, di molto. Credo che noi possiamo essere molto felici non soltanto per brevi momenti, ma per la nostra intera esistenza.