Archivio mensile:settembre 2009

Brevissima riflessione

Cos’è un blog, alla fine? Chi lo vede come una finestra per i propri sfoghi e squarci personali, chi come uno strumento per informare, chi come bla, chi come blop, chi come boh.
A volte mi verrebbe da scrivere, ma sento che il blog non è lo strumento giusto. Così, da un po’ di tempo, tengo un diario personale, che solo io leggo e conosco. E’ un esercizio utile, perchè ti permette di scrivere senza veli, di fare nomi, di mettere su inchiostro (beh, virtuale, visto che il diario è digitale) certe cose di cui ti vergogneresti anche… Però sono sincere, sei tu, sei autentico. E’ bello poter leggere qualcosa di veramente autentico, che riguarda te stesso.
Ve lo consiglio. Fatelo anche voi.

E' già sbocciato l'ammore

Noi gentaccia di internet abbiamo le nostre fisse e le nostre cose, e così ieri pomeriggio, per gioco, mi sono iscritto anche io al gioco delle FriendFeed-coppie, una specie di remake del “Gioco delle coppie” che ci sbrodolavamo in TV negli anni ottanta. Ve lo ricordate, quello con Marco Predolin?
Qui tutte le regole. Le slide sono troppo carine :)
Per fortuna non è la solita stanza famelica di single sfigati, ma ci sono molti dei soliti vecchi amici, e un buon numero di “facce nuove”, almeno per me. Lo scopo è conoscersi, senza dover necessariamente metterci in mezzo del “romance”.

In fondo, per chi dice che internet rende soli: ho molti amici ed amiche, di cui alcuni cari, conosciuti TRAMITE internet, che incontro spesso ad eventi Hi-Tech e con cui spendo del piacevole tempo insieme.

Ieri sera sono state estratte una venticinquina di coppie miste. A me è capitato Gallizio.

Visto che il gioco è gioco, questo post lo dedico a Gallizio, aka Filippo Pretolani, che (se non erro) avevo già conosciuto tramite Equiliber (lo so, è poco aggiornata ultimamente… ma la mailing list è molto attiva).
In ogni caso… Piacere, Filippo :)

E per le malelingue… Sappiate che è già sbocciato l’ammore!

Silenzio

Cari affezionati lettori, vorrei condividere con voi questo mio “talk” presentato in occasione dell’evento “Ignite” del 21 settembre 2009, organizzato dal Romagna Business Club.
Note:
Ignite è uno stile di presentazione in cui i partecipanti hanno 5 minuti di tempo per parlare di un argomento, accompagnati da 20 slides, le quali avanzano automaticamente ogni 15 secondi.
Il primo Ignite è stato organizzato nel 2006 a Seattle, sponsorizzato da O’Reilly Media e MAKE magazine.
Il mio, di Ignite, fa eccezione per due motivi:
1) Io non ero presente.
2) Io non parlo. “Parlano” solo le slides.

L’effetto è sicuramente diverso “in gruppo”, ma ho pensato bene di mostrarvi ugualmente il risultato di ben quattro ore di lavoro :)

Potete vedere il mio ignite “silenzio” a tutto schermo, oppure cliccare qui sotto e vedervele qui:

Spero vi piaccia.

Update: english slides here.

Update: foto dell’evento qui, by Luca Sartoni (grazie Bro).

Ubuntista per un giorno: addio, Filippo.

Torno ad essere Ubuntista per un giorno, perchè… Perchè sento di doverlo fare.

Leggo, con addirittura UNA SETTIMANA di ritardo, che Filippo ha deciso di mollare.
Se non sapete chi è Filippo, aka Felipe, aka Pollycoke… Beh, vi siete persi un bel pezzo di storia di Linux degli ultimi anni.

Il grande merito, secondo me, di Filippo, è di aver “popolarizzato” l’argomento Linux/Open Source/Free Software, facendolo “scendere” dal piedistallo dove molti integralisti lo ponevano, e rendendolo più alla portata di tutti. Condivido pienamente questo suo approccio, e condivido anche i piccoli scherzosi espedienti “pornografici” da lui usati nei titoli o nei post.

La verità è che Filippo ha dato un grande contributo alla “cultura” che ruota attorno a Linux. Un pazzo scatenato coniò a suo tempo anche il verbo to pollycoke, e il conseguente pollycoking, a indicare “avere a che fare, pensare a, ragionare su Pollycoke.

Il sottoscritto ha pure avuto il piacere e l’onore di sedere al salotto “virtuale” di Filippo, ed essere intervistato da lui.

Sono triste, alla notizia che Pollycoke chiude. Ma sono felice, perchè lo capisco benissimo, e perchè sono passato anche io da quella porta lì, in un modo o nell’altro. Anche io, a suo tempo, decisi di “chiudere” Ubuntista, e la mia vita è andata avanti lo stesso. Mi sono mancati, e mi mancano ancora, certi lettori, certe discussioni, certi episodi, o quel pizzico di popolarità che alimenta il mio narcisismo, ma che in fondo mi fa piacere perchè ti dà il senso di “servire a qualcosa”. Ecco, di sicuro Filippo questa sensazione la prova molto più acutamente, e il distacco sarà per lui più doloroso.

Mi sento quindi in dovere di “salutarti”, Filippo, con un sincero augurio di una vita felice, e la speranza che un giorno potremo finalmente incontrarci dal vivo, vederci in faccia, e prenderci un buon caffè insieme.
Grazie di tutto ciò che hai fatto per noi, giusto o meno giusto che sembri agli occhi dei più.

40 consigli di scrittura di Umberto Eco

Ho trovato queste “perle”. Le lascio a voi (e intanto me le imparo pure io).

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  2. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  3. Esprimiti siccome ti nutri.
  4. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  5. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  6. Stai attento… a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  7. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  8. Non generalizzare mai.
  9. Usare le parole straniere non è bon ton e potrebbero portare a misunderstanding.
  10. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  11. I paragoni sono come le frasi fatte.
  12. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  13. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  14. Sii sempre più o meno specifico.
  15. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  18. Metti, le virgole, al posto giusto.
  19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  20. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  21. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  22. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  23. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  24. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  25. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  26. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  27. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  28. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire,
  29. Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva anche il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, apax, legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere