Umiltà

Umiltà. Che parolone.
Ti guardi in giro, ascolti, osservi: non la noti quasi mai.
Nemmeno allo specchio, nei tuoi stessi occhi.
Perchè?

Sto per pubblicare un mio post, nel mio blog, che qualche centinaio di persone leggeranno. E sento tra le dita un potere immenso. Il brivido di essere ascoltato da tante persone. Eppure, a volte, questo brivido diventa marcio, malato. Orgoglioso, nel senso cattivo del termine.
E oggi, invece, è l’umiltà che la fa da padrone. Non so perchè.
Forse perchè stasera, alle 23 ancora in ufficio, dopo una giornata soddisfacente ma stancante, dopo un’oretta di chiacchiere piacevoli con la mia bella… Beh, stasera mi sento sereno, in pace. E non ho bisogno di rincorrere nessuna gloria, o di stupire chicchessia.
Si, sto esagerando: non sono un pazzo megalomane, e quando scrivo un post il più delle volte penso soltanto a ciò che scrivo. Ma tra le righe si insinua sempre qualcosa di storto, di micidiale. Anche se è poco, a volte c’è. E i lettori più assidui lo notano, questo.

Penso a M., un caro amico di Trento, che commentava il mio Goosmama, il giorno stesso della pubblicazione. Lo faceva da amico vero, senza fronzoli, duro ma sincero. Ecco alcuni ritagli della sua lunga conclusione:

“Noto come al solito una tua ricerca di originalita’ (la stessa che c’e’ qua e la – per esempio mi vengono in mente in numeri binari nei capitoli – in Non Ovvio) in tante piccole cose… e come al solito mi chiedo se e’ un originalita’ che ti viene spontanea o se invece e’ forzata”

“Inoltre, la sensazione che ho avuto finito il libro e’ paragonabile quasi a quella che ho quando finisco di leggere uno di quei Power Point che tanto girano per mail, quelli infarciti di messaggi buonisti e new age… che certo sono cose belle da leggere e da sentire… ma sono cose “facili”… degli “easy shot” come si direbbe in gergo da videogiochi”

“E non solo… ci ritrovo lo stesso ricatto che li spesso e’ contenutoe che io ODIO fortemente… Quel ricatto del tipo: “io ti voglio bene e allora se davvero mi vuoi bene e se davvero sei una persona buona invialo ad altre 10 persone a cui vuoi bene”… Ma si fottano… e cosi’ non mi e’ piaciuto il “siccome ti ho fatto un favore”, “siccome ti ho regalato questo libro” allora fammi un favore”

“A tal riguardo, cio’ che scrivi a “pagina 22″ e’ nella pratica peggio delle solite Catena di Sant’Antonio e ci leggo un tentativo di cavalcare la solita e nota “semplicita’ ” della gente… dove per semplicita’ mi rifaccio al termine dialettale “semplize” che identifica quella caratteristica che sta a meta’ tra la stupidita’, l’ingenuita’ e la pochezza di intelletto.”

“E cosi’, la stesso tentativo di farti far pubblicita’ in modo piramidale e’ racchiusa alla pagina pg. 52, un buon modo direi… :-)”

“- Sei davvero convinto che i soldi non contino? Non intendo in generale ma intendo PER TE, Simone Brunozzi… Ne sei davvero indifferente cosi’ come a tutti i vari status symbol di cui parli? E nota che lo status symbol non e’ solo il possedere una certa auto famosa, un certo orologio famoso etc… ma anche il “possedere” un contatto con la tal persona famosa etc. etc.
– E se i soldi non contano per te non conta nemmeno la fama o la popolarita’ o il lasciare un qualche segno legato al tuo nome in modo che sia ricordato?
– Non e’ forse questo libro uno sforzo come un altro facente parte di quella ricerca di popolarita’ che (io credo) tanto ti assilla? Non e’ forse solo un modo “furbo” per far conoscere il tuo nome?”

Finale:

“Avendoti conosciuto so che hai tanto da dare, hai tante idee belle e originali… e hai spesso una “giusta” filosofia, tua personale… nel poco tempo che abbiamo passato assieme hai inciso tanto e non sono molte le persone che lo hanno fatto/lo sanno fare. Ma quello era il Bruno’ che voleva far conoscere se, il suo mondo, il suo modo di fare
e voleva farlo con le persone amiche etc…. questo invece mi sembra il Brunozzi che vuole a tutti i costi sbarcare il lunario, diventare noto e famoso, farsi un nome e non so cos’altro… con un messaggio buonista e “popolar-banalotto” che ho il sospetto tocchi solo marginalmente quello che invece veramente senti e vorresti dire…
La critica mossa qui e’ ovviamente assai piu’ dura del necessario ma ho scelto di proposito di essere duro sapendo che sei una persona con senso critico, passandoti poi un messaggio che va al di la di questo Goosmama… O forse sono stato un po’ duro perche’ non era il momento giusto per leggerlo… chissa’… Un abbraccio!”

Michele, in realtà, mi ha fatto un grande favore. Perchè mi ha detto IN FACCIA delle cose. E non l’ha fatto per ferirmi, insultarmi, graffiarmi, umiliarmi. Non l’ha fatto in pubblico. L’ha fatto privatamente, con garbo, in punta di piedi. E le sue parole mi hanno FATTO PENSARE.
Mi hanno fatto chiedere, ad ogni sua “critica”: ha ragione? ha torto? ragione e torto insieme?

E così, penso che la parola chiave di tutto questo sia UMILTA’. Una cosa che manca a tutti, incluso me. E che se ce ne fosse, sarebbe meglio.
Ci provo.

Grazie, “Bis” :)

4 pensieri su “Umiltà

  1. Pingback: Autocelebrazione (ancora Goosmama) - Simone Brunozzi

  2. Lazza

    Cavoli, ti avevo mandato un commento ma mi sa che col telefonino non è passato. :P
    Ti avevo scritto pressappoco che prendo atto da te che ti avrà voluto dare un’opinione utile e non è solo un troll dei nostri stivali (lo conosci per cui mi fido), tuttavia a mio modesto parere non ha colto il messaggio che volevi trasmettere con Goosmama.

    Replica
  3. Pingback: Spunti di… Yoma - Simone Brunozzi

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