Archivio mensile:aprile 2012

Industrial designer cercasi

Sei un industrial designer?
Sei in grado di disegnare qualcosa a questo livello di qualità?

Hai un po’ di tempo libero da dedicare ad un progetto semplice?
Puoi essere regolarmente pagato ed emettere fattura?

Se si, contattami: simone.brunozzi chiocciola gmail.

Che cos'è la creatività?

Bella domanda. Tosta. In apparenza impossibile.
Me lo domando da anni.
Che cos’è la creatività? Come cambia da paese a paese?
Come si misura?

Per qualche strano motivo, associo la creatività al fatto di guardare un qualcosa, e avere l’istinto di sorridere, compiaciuto. Provare stima per quel guizzo di intelligenza, di fantasia, che quella persona ha avuto nel creare quel qualcosa.

Se il ragionamento è questo, potrei definire creatività come:
1) La capacità di dare risposte che fanno sorridere.
Oppure:
2) La capacità di dare risposte inaspettate, e più vicine al vero di risposte più scontate.
Oppure:
3) La capacità di avvicinarsi al vero più di noi. (perchè evidentemente se sorridiamo è perchè non avevamo pensato a QUELLA risposta, ma a qualcosa di “peggiore”).

E ora la butto lì: essere creativi significa anche rispondere alla domanda “Che cos’è la creatività?” meglio di quanto non abbia fatto io.
Ci provate?

Domandine aggiuntive, opzionali:
4) Pensate che gli italiani siano particolarmente creativi?
5) Se sì, cosa ve lo fa pensare?
E riprendo: 6) Come misuriamo la creatività?

Attendo speranzoso qualche contributo creativo!

La verità è che non sei bravo abbastanza ("mafedebaggis)

Ho appena letto il post “La verità è che non sei bravo abbastanza“, di Mafe.
Devo dire che stimo Mafe più o meno da quando la conosco, ma soprattutto la stimo molto ultimamente, perchè è una delle poche persone che abbia il coraggio di dire cose “scomode”. Da non confondere, per piacere, con Brunetta.

In questo caso sono d’accordo.
La verità è che non sei bravo abbastanza.

Anzi, vi dico di più.

Tutti noi abbiamo una FORTE opinione su come il lavoro debba essere regolamentato. Ognuno di noi pensa di sapere quale è la formula magica.
Inevitabilmente succede che:
– Se sei un imprenditore, ti lamenti che se ti càpita una persona incapace, o qualcuno che all’improvviso vuole smettere di essere produttivo, non sei mai in grado di cacciarlo via, e te lo devi tenere a peso morto;
– Se sei un lavoratore, ti lamenti continuamente che il tuo datore di lavoro ti sfrutta, ti paga poco, eccetera.

Questo problema può essere definito come quello della “coperta troppo corta”. Il problema non è tanto il modo in cui regolamentiamo il lavoro; il problema vero è che in Italia non siamo competitivi come altrove, e che in Italia siamo particolarmente bravi a lamentarci e fare le vittime.

Ora la sparo grossa: secondo voi, cosa succederebbe se introducessimo una riforma del lavoro che permette il licenziamento di qualunque lavoratore in 30 giorni? E che al tempo stesso permettesse una rapidissima risoluzione di controversie legate ai contratti di lavoro? E che riformasse i sindacati per renderli NON strumenti di raccolta voti, ma strumenti VERI di tutela dei lavoratori?

Suona forte, come idea, vero?

Beh, tanto per capire quanto poco ne sappiamo (si, mi ci metto anche io), segnalo un po’ di link che possono fare un po’ di luce sulla questione… E magari toglierci dalla mente un po’ di preconcetti.

Job Security
Labour Market Flexibility
Job Security Index

p.s. il sottoscritto si è dimesso da ben DUE impieghi pubblici a tempo indeterminato. Il che significa due cose: la prima è che sono recidivo; la seconda è che non parlo dall’alto della mia torre d’avorio, protetto da chissà cosa.

Domanda rivolta a chi conosce l'italiano

Qui, in casa mia, si vocifera, si millanta che io non conosca l’italiano.
Cito: “In quanto umbro, non è scontato che il Brunozzi becchi il congiuntivo”.
Detto ciò, mi rivolgo alla mia platea accolita, nonchè colta, ponendo la seguente domanda:
è corretto usare “più poco”, ad esempio nella frase: “Ce n’è più poco”, intendendo che è rimasta una quantità limitata di una certa cosa?
Se fosse corretto, o meno, qualcuno è in grado di fornire la spiegazione dettagliata?

Lo so, per voi sembra niente… Ma qui in casa Brunozzi è diventata una questione di vita o di morte!

Aggiornamento: e se dico “Non ce n’è più” ? Non è la stessa roba?

Task Force governativa per Startup?

Leggo (via Nicola) di una nuova iniziativa governativa, guidata dal Ministro Corrado Passera, per creare una task force, la quale dovrebbe produrre azioni concrete a favore della prolificazione delle Startup italiane.
E, sempre da quanto leggo, esiste già un “braccio operativo” creato da molte delle persone che saranno coinvolte, chiamato Italia Startup, che servirà da spunto per l’iniziativa.

Premetto che conosco alcune delle persone coinvolte, per le quali nutro una grande stima, primo e non ultimo il buon Riccardo Donadon di H-Farm.
Premetto anche che in iniziative come queste, bisognerebbe essere “al dentro” per conoscere davvero le cose e poterle giudicare con cognizione di causa. Quindi, potrei sbagliarmi clamorosamente.

Prima di dirvi la mia, riassumo i punti salienti toccati da Italia Startup, come ricetta per alimentare la nascita di Startup in Italia.
Ecco cosa viene proposto:
1. Detassazione degli investimenti in Startup
2. Deroga di regolamenti fiscali per fondi che gestiscono startup
3. Favorire la raccolta fondi tramite crowdfunding
4. Creazione di un “Safe harbor”
5. Abbattimento degli adempimenti burocratici

E’ una partenza discreta, ma secondo me sono punti troppo tattici, che mancano della chiave di volta, e troppo focalizzati sulle necessità degli investitori.

Basta chiedersi: come faccio a favorire la nascita, in Italia, di una decina di startup paragonabili a Facebook, Google, Amazon, e qualche centinaio di startup più “piccole” ma altrettanto innovative?
Secondo me servono i seguenti ingredienti:
1. Fondatori capaci e determinati (non necessariamente giovani)
2. “Mentors” (persone in grado di aiutare/supportare/guidare i fondatori)
3. Regole burocratiche e fiscali chiare (avrebbe senso una startup che si occupi semplicemente di aiutare altre startup a gestire questo aspetto)
4. Sistema di investimenti chiaro, snello, non vessatorio, per favorire l’arrivo di investimenti anche dall’estero
5. Talenti tecnici in grado di supportare la crescita di tali startup
6. Facilità di assunzione di stranieri
7. Dialogo aperto con il governo, e lancio di una iniziativa nazionale, con risonanza mondiale, simile a Startup Chile (che conosco “bene”, anche se indirettamente)
8. Creazione di “poli” tecnologici, presumibilmente al massimo 2-3 a livello nazionale, che fungano da aggregatori di incubatori, startup, eventi. Per me un “polo”, in parole povere, significa che si riunisce una massa critica di persone, le quali si occupano dello stesso settore (es. 800 persone che fanno startup tecnologiche).
9. Supporto da parte delle università (fornire talento, adattare i corsi, trasferire conoscenza e ricerca)
10. Attività di promozione e marketing a livello Europeo, per attirare talenti (fondatori, ingegneri/tecnici, business developers, o investitori)
11. Un po’ di fortuna

Tutto questo inizia con una semplice operazione.
Crei un’agenzia governativa, immetti qualche decina di milioni di euro (almeno), la rendi trasparente al pubblico, e le dai potere esecutivo.
Non so se è questo che il Ministro Passera ha in mente. Credo di no.
Di conseguenza, dubito che l’iniziativa che sta per essere lanciata potrà avere un impatto concreto.

In ogni caso, questa è solo la mia opinione, e sono sicuro che le persone coinvolte sapranno dire la loro, forti delle loro esperienze. Purtroppo, forti anche dei loro interessi diretti, il che significa che le iniziative avranno un chiaro “bias” a favore degli investitori e degli incubatori, e non dei fondatori come invece sarebbe logico.

In bocca al lupo.

Update: ho dimenticato due cose importanti.
La prima è questo formidabile post di Paul Graham, che chiunque interessato a questi argomenti dovrebbe leggere due volte.
La seconda è che questo post è quasi la continuazione di un discorso che ho iniziato giorni fa, e continuato qui.

Il cibo italiano

A proposito di eccellenze “italiche”: stasera sono a cena in un ristorante italiano aperto da poco, a Singapore.
Elegante, raffinato (e un po’ caro), immerso nel verde di una piccola collina.
E’ incredibile sentire le persone intorno a me, tutte asiatiche, parlare di “mozzarella“, “pappardelle“, e i camerieri che ti dicono “buon appetito“, tutti con un delicato accento Singaporiano.

Forse avremo fallito in tante altre cose, ma di sicuro abbiamo esportato nel mondo la Cucina Italiana.
E gli asiatici la apprezzano come se fosse oro.



Italia: perchè no?

Dopo questo post, intitolato “Italia, dove vai?“, e visitato da oltre 1,000 persone, ho deciso di spendere qualche altro minuto per “elaborare” il concetto.
La sintesi di questo post è: in Italia farebbe bene avere degli “incubatori aziendali” verticali, ovvero focalizzati su settori specifici (Moda, Design, Cibo, Turismo, Politica).

Oggi voglio “coniare” un termine: GovItalia. Non so se questo termine già esista, o sia già stato usato; per me GovItalia significa un qualcosa che supporti la politica sfruttando le tecnologie. Un po’ come può fare una specifica agenzia inglese… E infatti lo spunto di oggi parte da qui: UK Government Digital Services (GDS), Design Principles.
(via Quinta, Juan Carlos De Martin, entrambi stimati amici)
Si tratta, in sostanza, di alcuni “principi” a cui l’agenzia governativa si vuole attenere, al di là dei dettagli di ogni singola iniziativa che verrà da loro lanciata.
E’ anche lodevole che per ogni “design principle”, ci siano degli esempi concreti.

Ecco i principi, e tra parentesi una mia libera interpretazione di cosa significhino:
1. Start with (citizen) needs (per ogni nuova iniziativa, parti da cosa serve ai cittadini)
2. Do less (non cercare di fare ogni cosa; se qualcun altro fornisce un servizio, linkalo. Fornisci APIs se possibile)
3. Design with data (prendi decisioni in base a dati, fai testing con utenti veri)
4. Do the hard work to make it simple (sono servizi da far usare a tutti, è bene investire per renderli semplici da usare, anche se costa fatica)
5. Iterate. Then iterate again (crea un MVP (Minimum Viable Product), e poi continua a migliorarlo, passo dopo passo)
6. Build for inclusion (i nostri prodotti devono essere accessibili, riusabili, integrabili)
7. Understand context (creiamo prodotti da far usare in contesti e luoghi diversi: dobbiamo considerarlo)
8. Build digital services, not websites (costruiamo servizi digitali, che possono essere usati in punti diversi della catena del valore; non basta creare un sito web)
9. Be consistent, not uniform (usa lo stesso “linguaggio”, e lo stesso stile, ma non essere necessariamente “uniforme”)
10. Make things open: it makes things better (codice software, dati, design, devono essere più aperti possibile)

Sono principi molto attraenti, e gli esempi riportati dimostrano FATTI, non soltanto PAROLE.
Lodevole.

Due giorni fa ero a Jakarta, per presentare i servizi dell’azienda per cui lavoro. C’era anche Phil Wickham, un imprenditore di successo che vive in Silicon Valley.
Alla domanda “Come possiamo trasformare l’Indonesia in una Silicon Valley?”, lui ha semplicemente risposto che “Non si può”. E’ contro natura. Bisogna trovare le peculiarità dell’Indonesia, e puntare su quelle.

Prendendo spunto da lui, possiamo dire che l’Italia non può diventare una nuova Silicon Valley; ma deve invece puntare sulle sue eccellenze.
Appunto: moda, design, cibo, caffè, motori, turismo, cultura, stile di vita.

La tecnologia, i “new media”, i “big data”, i “government data”, e altre mille parole chiave, sono ormai alle porte.
Molti settori dell’economia sono stati rivoluzionati.
I trasporti e il turismo sono stati rivoluzionati dal web.
L’infrastruttura IT è in corso di rivoluzione, grazie al Cloud Computing.
Ci sono in giro segni di rivoluzione anche nel settore bancario, finanziario, assicurativo.
Gli stessi governi (a Singapore, negli Stati Uniti, in Estonia) si stanno rapidamente adattando ai tempi… Con benefici ENORMI per i cittadini.

Perchè non in Italia?
O meglio: Italia, perchè no?