Archivio mensile:ottobre 2012

Osare

Cara Italia, ti amo.
Ti ho sempre amato fin da piccino, e non ho dubbi che ti amerò per sempre. Le tue terre, le tue acque, il tuo cibo, il cuore della gente.

Negli ultimi giorni ho letto diversi articoli online (blog, giornali e altro), che parlavano di “big challenges”, grandi sfide globali.
La sfida dell’acqua: poter garantire acqua potabile alla popolazione mondiale, una popolazione che continuerà a crescere al ritmo di 60 milioni di persone ogni anno (una nuova Italia ogni anno). La sfida non è solamente garantire l’acqua, ma farlo nel rispetto dell’ambiente.
Chi ci può riuscire? Che cosa fa Nestlè, la proprietaria di San Pellegrino?

La sfida del trasporto urbano: ci sta provando Google con la driverless car (auto senza guidatore, comandate da un software), e stanno proliferando startup che offrono skateboard elettrici, bici elettriche, auto in condivisione.
Cosa fa Piaggio, pioniere dello scooter a tre ruote? Cosa fa FIAT?

La sfida della “Education”, che in Italia chiamiamo Istruzione. L’Italia è stata la culla della cultura e del rinascimento culturale, e il luogo dove sono nate le prime Università. Cosa stiamo facendo? Esiste una iniziativa con mire globali?

La sfida del turismo: pensiamo che i turisti continueranno a venire in Italia, nonostante tutto. E’ così? Ci rendiamo conto che il turismo sta cambiando, e che le mète globali anche? Che i turisti saranno sempre di più cinesi, giapponesi, sud coreani, brasiliani? Cosa offriamo a questa nuova ondata di turisti? Che servizi offriamo, in aggiunta alle bellezze artistiche di cui andiamo tanto fieri?

La sfida del lavoro: cosa stiamo facendo per rendere il lavoro più facile, più accessibile? Per permettere a giovani mamme di lavorare da casa? Per aiutare chi ha perso il lavoro? Cosa stiamo facendo per offrire le nostre competenze nel mondo, senza dover necessariamente assistere impotenti alla cosiddetta fuga dei cervelli?

Perchè non osiamo?
Io dico che dovremmo farlo. Tutti.

Voi che dite?

Update: come dice Alessandro, dobbiamo farlo. (abbiamo tratto la stessa conclusione a pochi minuti di distanza. Bello, no?)