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Una vera soluzione per l'Oil spill del Golfo del Messico

In queste settimane ci hanno martellato col problema dell’Oil Spill nel Golfo del Messico, dimenticando che ci sono altre decine di tragedie ambientali che passano inosservate nel silenzio dei media.

In ogni caso, il problema dell’Oil Spill richiede una soluzione ALTERNATIVA, ovvero:

Immaginiamo di poter quantificare il danno ambientale dell’Oil Spill. Immaginiamo che sia 50.
Guardiamoci attorno nel mondo, e cerchiamo altri problemi ambientali in cerca di soluzione. Ne troviamo cinque che hanno danno 10 ciascuno, per un totale di 50.
Risolvere il problema ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico costa una cifra: diciamo 60 miliardi di dollari.
Risolvere gli altri cinque problemi costa 6 miliardi ciascuno, per un totale di 30 miliardi.

E’ possibile risollevare un po’ le sorti ambientali del pianeta A META’ PREZZO. Anche se immagino che ci siano opportunità ben più ghiotte di “investimento” ambientale.
Purtroppo, per come funziona la macchina mediatica, se Obama dice agli americani “Ora questi soldi li investiamo in Borneo, India, Afghanistan, Liberia, e lasciamo il Golfo nella merda”, lo impiccano e eleggono un presidente di estrema destra. Quindi questo non succederà.

Questo fatto, però, ci insegna una cosa: non è l’ambiente che quelle persone hanno a cuore. E’ il PROPRIO ambiente, che hanno a cuore.

Tu preferiresti donare 1000 euro ad un poveraccio italiano, sapendo che probabilmente non gli risolvi la situazione, o ad un contadino africano, sapendo che gli cambi la vita per sempre?
Credo la prima.

Quanto siamo ipocriti, in certe cose.

Un giro a Beijing

Sono a Beijing (Pechino) fino a venerdì mattina.
Sono sicuro che tra i sette-otto lettori assidui di questo blog, ce ne sta almeno uno che ha un amico a Pechino, un amico di quelli simpatici che passa volentieri una serata con un italiano in trasferta.
Ergo, metteteci in contatto!
La mia email è simone punto brunozzi at gmail eccetera.
Grazie :)

Per i più curiosi: le condizioni atmosferiche di Beijing sono piuttosto variabili… In questa foto (che è il risultato di due foto sovrapposte) vedete, a sinistra, una foto scattata ieri pomeriggio dalla mia stanza d’albergo; a destra, scattata stamattina. Tiananmen Square è nella parte destra della foto, appena visibile.
(Tutto il materiale di questo blog è rilasciato con una licenza simpatica e amichevole, quindi sentitevi liberi di usare questa foto rispettando la suddetta licenza)

beijing_pollution-sand

Food, Inc.

“Food, Inc.” è il nome che potrebbe avere una azienda alimentare globale, ma è anche il titolo di un raffinato documentario sull’industria del cibo e le molte cose che non si sanno (qui la pagina wikipedia in inglese… Chi ha voglia di scrivere quella italiana?). Un particolare importante: il film è prodotto da Magnolia pictures, fondata da Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, uno dei più straordinari imprenditori (ed evangelisti) della storia.

Il trailer del film è qui (non è possibile fare embed).

Il docufilm è narrato da Michael Pollan e Eric Schlosser, autori di libri, esperti del settore, e storici sostenitori della necessità di un approccio sostenibile alla produzione e consumo del cibo e della carne.

Non voglio rivelarvi i particolari del film (alcuni dei quali potrebbero già essere noti), ma piuttosto: esortarvi a guardarlo, a segnalarlo ad altri. Parliamone. Leggetevi anche qualcosa di Monsanto Company, un gigante da 45 miliardi di dollari che io già conoscevo per altri motivi, e che detiene i brevetti per migliaia di piante, cereali, granturco.
Il disastroso stato in cui versa l’industria alimentare americana, purtroppo, ha delle conseguenze anche dalle nostre parti.
E’ anche questo uno dei motivi che mi ha spinto, il 1 maggio 2009, a diventare vegetariano: la carne, infatti, NON fa bene alla salute dell’uomo, e personalmente mi è più facile rinunciarvi del tutto che non ridurre semplicemente le dosi.

Purtroppo mi convincono poco le “5 things you can do now”. Certe cose funzionano se viene smossa una grande massa di persone. Ci credo poco che milioni di persone accetteranno di pagare di più o perdere tempo a chiedere cibo migliore, quando altri milioni continueranno a comprare schifezze e portare i loro figli da McDonald’s.

Speriamo vengano fuori soluzioni migliori.

Beh, cosa ne pensate?